50 sfumature di grigio: l'interiorizzazione del maschilismo

13:07

Alzi la mano chi non ha sentito parlare di questo film!
Sarete in pochi, tutti abbiamo letto quotidiani parlarne in lungo e in largo, o parenti che lo aspettavano con un count down che nemmeno a capodanno. Pochi articoli secondo me hanno analizzato il film, non solo per quanto riguarda la trama ma soprattutto per la sua messa in scena.

Brevissimo riassunto del film: Anastasia è una Cenerentola contemporanea che un giorno intervista il rampollo miliardario Christian Grey, quest'ultimo rimane folgorato da lei ed inizia a corteggiarla-perseguitarla, quando arriva il momento di consumare le confessa una cosa: è un dominatore e inizierà la vergine Anastasia alla sessualità.

Quando ho iniziato a vederlo non mi aspettavo certo il nuovo Quarto potere (Citizen Kane, O. Welles, 1941) sapevo che un film tratto da una fan fiction di Twilight sarebbe stato antiquato e non certo sovversivo. Ma il problema è più grande, perché questo film manda dei messaggi altamente deleteri e discriminatori non solo per il femminismo ma anche per i vecchi e cari diritti umani.

L'unica vena piccante della trilogia è il sadomasochismo, la sceneggiatrice del film credo si sia informata sul tema da un manuale di pseudo psicologia prestatole da Povia; attribuisce questa preferenza sessuale ad una storia di abusi e maltrattamenti giovanili.
Il rapporto tra sadic* e masochista si basa su un gioco di ruoli: Mistress/Master che provano piacere nel dominare, dall'altra parte il ruolo dello Slave il cui piacere consiste nell'essere dominat*. L'eccitazione è legata al ruolo interpretato, infatti l'atto sessuale non è sempre centrale ma l'eccitamento deriva dall'esercitare il ruolo prediletto.
Nel film c'è il godimento dell'Uno1, quello di Christian per l'atto in se ma dall'altra parte Anastasia per tutto il film non fa altro che ripetere quanto non voglia quelle pratiche, fino a scappare via piangendo e sentendosi umiliata da quelle sculacciate.
Anche un semplice bacio diventa una pratica illecita quando non c'è la consensualità; si fa violenza fisica o psicologica spingendo l'altro a fare qualcosa con ricatti emotivi sulla falsa riga del «se non lo fai non mi ami abbastanza». Christian fa pressioni su Anastasia affinché accetti il suo contratto, non le fa per condividere un'esperienza insieme ma perché lui non vede l'ora di farlo, come se l'atto sessuale fosse a senso unico.

Ma la visione distorta della pratica non finisce qui, perché nel film non viene associata all'eccitazione ma alla rabbia e alla vendetta, le volte in cui Christian vuole sculacciare Anastasia non sono quando la trova sexy e bellissima ma quando gli disubbidisce, e lì si trasforma in un padre padrone d'altri tempi.
È chiaramente mosso dalla rabbia in due momenti:
  • Anastasia “osa” passare una serata tra amici in cui beve un po' troppo, lui come un cavernicolo la porta nella sua caverna e le dice «Se fossi mia non ti potresti sedere per una settimana». A parte l'aggettivo possessivo che la riduce ad un oggetto inanimato, ma l'atto sadico ha a che fare con una punizione e non con l'eccitazione del momento;
  • Una seconda volta Anastasia trasgredisce una delle mille regole del signor Grey, scritte ad hoc per renderla una segregata in casa; lei ha infatti deciso, senza il suo permesso, di andare a trovare la madre e lui dice di volerla picchiare perché non gli ha chiesto l'autorizzazione; Grey non prova eccitazione ma rabbia.
Litigare con una persona e dargli uno schiaffo non è un atto di eccitazione sessuale ma una violenza.

Il film non si fa mancare nulla, ci sono persino accenni razzisti perché “casualmente” l'unico personaggio negativo dell'intera saga è un ragazzo afroamericano, Josè che prende Anastasia con la forza mentre è ubriaca. Insomma è un violento tanto quanto Christian Grey, ma la violenza di Josè è riconosciuta come tale per il colore della pelle ed il suo status sociale.

Ma ci sono anche allusioni omofobe, quando all'inizio del film Anastasia domanda a Christian se sia gay perché non è stato mai fotografato in compagnia di una ragazza. Il concetto della virilità esasperata come requisito indispensabile per ricoprire la giusta mascolinità è snocciolato più volte lungo il film, oltre alla sciocca domanda iniziale che divide il mondo maschile in sciupa-femmine o gay, c'è anche un'altra preoccupazione per Anastasia: il ruolo attivo. Appena Grey le fa vedere la sua “stanza dei giochi” (cit.), lei che fino a un secondo prima ignorava l'esistenza del SD non gli chiede a cosa servono, come funzionano o cose di questo tipo ma gli domanda «Lo fanno le donne su di te?». Lui risponde precipitosamente così come per la domanda sulla sua presunta omosessualità, con l'impeto di chi vuole discolparsi -da cosa poi?!-.

Questa domanda evidenzia l'ideologia che contiene il film ovvero quella di una mascolinità attiva ad ogni costo e fortemente oppressiva sul femminile che deve essere condotto alla passività per ottenere “l'amore”di coppia.
Anastasia studia, lavora, ha una cerchia di amicizie e una propria indipendenza, tutte cose per cui dovrà rinunciare se vuole accedere alla monogamia e salire di status sociale. Grey non solo le propone di essere segregata in casa, ma la controlla in continuazione presentandosi a lavoro da lei e dentro casa di lei quando non c'è nessuno con il fine di spingerla a farsi dominare. Le vende la macchina a sua insaputa per comprargliene una nuova senza interpellarla ma soprattutto la isola da tutte le sue amicizie, soprattutto da quelle di sesso maschile. Nel film l'amicizia maschile è dipinta come pericolosa e non sostenibile senza una “protezione”, quella di un compagno violento che picchia la compagna, un malintenzionato o quello che capita.

Anastasia è presentata come pudica, dal look dimesso e soprattutto vergine; questo la rende la perfetta donna vittoriana, che fa brillare gli occhi al modello di maschio retrogrado interpretato da Mister Grey esaltato dall'atto deflorativo.

Per tutto il film Anastasia contesta le regole e le preferenze di Grey, ma la goccia che fa traboccare il vaso è una: non vediamo l'orgasmo di Anastasia.
Non perché ci tenessi particolarmente, la versione di Meg Ryan in Harry ti presento Sally rimarrà sempre il mio orgasmo preferito della storia del cinema ma è la prova decisiva del fatto che Anastasia non prova piacere in quell'atto sessuale.
Questa censura va ad unirsi ad un'altra tipicamente hollywoodiana in cui vengono tagliate nelle scene di sesso quelle del piacere delle attrici e non quello degli attori, molte scene del film di Sucker Punch sono state tagliate per questo motivo «prova troppo piacere il personaggio di lei» .
Questo doppio standard mostrerà un atto sessuale a senso unico, uno scenario troppo simile a quello dello stupro.

L'interiorizzazione del Patriarcato è palese per le scelte registiche.
Il film è destinato ad un pubblico di donne etero sessualmente attive, che si sarebbero dovute identificate con Anastasia e la sua iniziazione ,ma non sarà così.

Le scelte registiche sono l'esatto opposto, spesso vediamo le soggettive di Christian e non quelle di Anastasia, non “siamo” lei, mai!



Nella scena del «bagnetto» (cito testualmente) lo spogliarello di Anastasia viene mostrato al pubblico secondo le convenzioni dell'erotismo cinematografico, noi siamo Christian che ci godiamo lo spettacolo. Questo meccanismo si ripete diverse volte e ha sempre come oggetto Anastasia e la sua nudità, il corpo dell'attore invece non diventa mai centro erotico della messa in scena e soprattutto non c'è mai una scena in cui Anastasia guarda il nudo di lui, così da fare identificare “noi” pubblico in lei e essere possedute vicariamente dal signor Grey.
Durante le scene sessuali idem, non siamo lei ma siamo lui o uno spettatore esterno.
Questa scelta non è una piccolezza estetica ma una scelta politica, che consegna al pubblico femminile la possibilità di provare piacere spettatoriale solo ed esclusivamente identificandosi nel sadismo della figura maschile su quella femminile, altrimenti è esclusa dal piacere visivo.2

Per essere appagante questo film richiede un'adesione obbligatoria della spettatrice al patriarcato non solo nei temi trattati ma soprattutto tramite la messa in scena.
Il successo di questo film prova una cosa: c'è bisogno del Femminismo, così da poter scegliere liberamente e non essere indottrinate.

NB. A questa analisi molti risponderanno con “è solo un film”, nessun film è alieno alla sua società ma sempre la rappresentazione di una lettura culturale, conscia o meno. Tutti dobbiamo concentrarci e discutere sui punti deleteri perché la rappresentazione mediatica in contesti realistici (come in questo film) verrà presa per fedele rappresentazione di una comunità, un evento o un rapporto da gran parte di pubblico.


1Come direbbe Jacques Lacan

2Uno scenario che ricorda molto il saggio di Laura Mulvey, Visual pleasure and narrative cinema, 1973; nonostante sia considerato oggi estremo dalla stessa autrice.

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1 commenti

  1. Silvia Bernoni12 marzo 2015 10:57

    Complimenti, una analisi molto attenta e dettagliata. Devo confessare di non aver visto il film ma trovo il tuo commento molto bello e approfondito, oltre che scritto veramente bene (purtroppo non è scontato). Adesso sono combattuta: vorrei vedere il film per verificare e analizzare il tuo punto di vista ma nonvoglio entrare nella statistica dei guadagni di questo film... Grande dilemma....

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